Nel numero 75 di Sentire Ascoltare Magazine si è parlato di futuro della musica.
Io mi sono occupato di scrivere un testo che rappresentasse l’idea di Trovarobato.
Nel bellissimo specialone curato da Stefano Solventi ne è riportata solo una piccola parte; ho pensato di riportare il testo intero per vuotospinto :)
Nel corso di un secolo la fruizione musicale è cambiata totalmente cambiando in contempo la figura del musicista professionista e il tipo di ricavi provenienti dal proprio lavoro.
Ci furono già grandi sommovimenti da parte degli autori quando vennero inventati i rulli per pianoforte, enormi battaglie contro la musica via radio fino ad arrivare a situazioni imbarazzanti come quando RIAA disse che chi avesse comprato un videoregistratore si sarebbe portato in casa un elemento pericoloso quanto uno stupratore.
La proliferazione di musica in formato digitale non è stata capita sin da subito, ogni mp3 scaricato è una copia identica e nuova del file originale. Se siamo qua a parlarne è perché quando questa semplice verità è stata compresa era ormai troppo tardi.
iTunes è uno strumento interessante in generale ma il prezzo imposto diventa una limitazione per le piccole e medie etichette che vendono normalmente il CD fisico ad un prezzo che varia tra i 10 e 12 euro. Come possiamo chiedere all’utente di comprare a circa 9 un album digitale quando può, con un euro in più, comprarsi la stessa cosa in formato fisico e poi digitalizzarla?
Negli ultimi anni ha preso piede l’opzione “up to you”; diciamoci chiaramente che però se non sei i radiohead e se non hai una fan base grande e molto legata il rientro economico è pari quasi a zero.
Il rientro economico è una componente importante. La musica non può e non deve diventare un’attività solo per coloro che possono permetterselo.
Come fare quindi? Noi crediamo che perno della questione sia la gestione della musica come entità culturale importante. Pensiamo solo alla puntata di Anno Zero dedicata ai tagli alla cultura; credo di aver sentito solo una volta in tutta la trasmissione la parola “musica” collegata solo agli enti lirici.
Questo è un vero problema.La legge francese che impone un minimo di musica “nuova” nella programmazione radiofonica nazionale potrebbe essere una buona partenza. Il problema del ricambio del repertorio e dei musicisti è importante. Sembra quasi che gli autori ed editori puntino a succhiare il succhiabile da chi al momento è sulla cresta dell’onda senza mai pensare al futuro. Come si può puntare quasi esclusivamente su artisti che hanno superato i 50 anni? Come si fa a far diventare la musica un qualcosa che abbia senso seguire anche dopo i 30 anni? Al momento non siamo proprio in grado di rispondere a queste domande.
L’evoluzione del mercato è costante e lo è da più di cent’anni, crediamo che ci sia da vivere al meglio il presente consapevoli dei mezzi a disposizione e propositivi per quello che potrà essere il futuro.
Non abbiamo una ricetta ma abbiamo un’idea. L’unico modo per vedere ritorno economico e aumento della fan base è quello di continuare a produrre CD belli, distribuirli fisicamente, cercare di fare tanti live, cercare di raggiungere i mezzi di comunicazione cartacei e digitali, fornire ai fan e ai non fan la possibilità di ascoltare il disco in streaming e, a disco uscito da un po’, mettere a disposizione il disco in modo tale che se ne parli e che la gente se lo passi come si faceva con le cassettine quando eravamo giovani.
Il futuro? Speriamo arrivi il celestial jukebox, una piattaforma online in cui tutte le etichette mettono a disposizione tutti i propri brani e l’utente paga un piccolo abbonamento annuale /mensile in modo tale da poter accedere in ogni momento ad un archivio totale di tutta la musica disponibile al mondo.
Il piccolo prezzo dell’abbonamento porterebbe in molti ad iscriversi e il conteggio degli mp3 scaricati potrebbe generare una distribuzione giusta e precisa dei ricavati.
Utopia idealista? Forse.
Sappiamo solo che al momento però c’è solo un gran casino.Lo staff Trovarobato
ottimo articolo, condivido al 100%
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