Sto seguendo con attenzione l’evoluzione della causa fatta a Barley Arts in seguito al famigerato
sforamento di 22 minuti sul tempo massimo di termine del concerto di Bruce Springsteen allo Stadio Meazza di Milano il 25 giugno 2008.
Il 6 novembre si è tenuta a Milano la prima udienza della causa che vede imputato il patron di Barley Arts, Claudio Trotta. Mi sono informato per bene cercando di capire chi avesse fatto denuncia e che sanzioni potrebbero arrivare a Trotta.
In pratica il comitato a tutela dei residenti della zona San Siro, rappresentato da Silvana Gabusi, presentò un esposto originando una denuncia per violazione dell’art. 650 del C.P.
La questione seria è che in caso di condanna l’imputato rischia l’arresto fino a tre mesi.
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La vicenda è già abbastanza strana di suo quando, appunto il 6 novembre, il tutto si è complicato di ancora di più. Durante l’udienza a carico di Trotta, che è stato peraltro recentemente proposto per l’Ambrogino d’Oro dall’assessore Giovanni Terzi, sono state chieste dall’accusa addirittura le aggravanti, ragione per la quale il processo è stato aggiornato a fine febbraio (alla difesa è concesso del tempo per esaminare i nuovi capi di imputazione, precedentemente non previsti).
Che senso ha tutto questo?
Se vivi accanto alla ferrovia sai che probabilmente sentirai il rumore dei treni che passano.
Lo stesso vale -a mio avviso- per chi abita vicino a uno stadio.
Non sto qua a prendere le difese di Springsteen solo perché è un grande artista internazionale (tra l’altro non sono neppure uno springsteeniano). Voglio però dire che portare in tribunale Trotta in un procedimento penale per 22 minuti di musica in più mi sembra quantomeno eccessivo.
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